ROUND-UP: The Year in Jewish Cinema

I thought I’d dedicate this round-up to some of the big news from the world of the silver screen, where there has been plenty of recent Israeli/Jewish news.

Natalie Portman: A Tale of Love and Darkness

In case you missed it at the time, Natalie Portman made her directorial debut in the mostly Hebrew-language adaptation of Amos Oz’ semi-autobiographical tale. It’s a wonderfully-told (if depressing) story of the first days of the State of Israel, and is well worth watching.

Ewan McGregor: American Pastoral

Why is this Jewish? McGregor, who like Portman is making his directorial debut, married into the tribe, and keeps a Jewish home. The story, in which again like Portman, McGregor also plays the lead role, is based on a book by Jewish literary icon Phillip Roth and is centred around the life of a Jewish businessman, Seymour Levov. It opened this week in the US, and you can read McGregor’s interview with JTA here.

Joseph Cedar: Norman: The Moderate Rise and Tragic Fall of a New York Fixer

With Natalie Portman taking on a Hebrew language film set in Israel, it was only fair that Israel returned the favour. Joseph Cedar is the acclaimed director of two of Israel’s recent Oscar shortlisted films, Beaufort (2007) and Footnote (2011) (both excellent, Beaufort is probably my favourite Israeli film), and Norman is his first English-language effort. He directs a cast including Richard Gere, Michael Sheen, Steve Buscemi, Hank Azaria and Israel’s Lior Ashkenazi, to tell the story of a small-time “fixer” who befriends an Israeli Member of Parliament, who then unexpectedly becomes Prime Minister. The film was screened at the Toronto Film Festival in September, and is headed for public release early next year.

Elite Zexer: Sand Storm

In a first, Israel’s Oscar nominee this year is an Arabic-language film. Sand Storm tells the story of a mother and daughter in the very conservative and traditional Bedouin community in Israel. It is Zexer’s first feature-length film, and is a promising indicator of things to come.

 

Away from cinema, readers of the world-renowned Condè Nast travel magazine have selected both Tel Aviv (17) and Jerusalem (28) in their global top 40 cities. Jerusalem is down from 11th last year, whilst Tel Aviv has risen from obscurity to take its place on the list.

Finally, a fascinating new Jewish exhibition is set to open in Florence this week to coincide with the 50th anniversary of the dreadful floods that hit the city in 1966. The exhibit, entitled “And the Waters Receded” opens on Thursday at the National Library in the city. Hundreds of books, documents and Jewish religious items are to go on display, although many thousands of items more were damaged beyond repair when the River Arno burst its banks. The event is one of many which will be taking place in the city, and you can read more about it here.

 

Liked this post? Tell your friends. Didn’t like it? Tell them anyway, there’s no such thing as bad publicity.

-The Wandering Jew-

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10 thoughts on “ROUND-UP: The Year in Jewish Cinema

  1. Speravo di riuscire a vedere almeno Beaufort, ma non ci sono ancora riuscita 😦
    La mostra di Firenze è davvero un bel segno di speranza in questo momento dato che sembra che l’Italia caschi a pezzi, è bello sapere che ogni tanto qualcosa si riesca a recuperare tra un disastro ed un altro.

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    1. Vale la pena (secondo me), è un film molto bello. Io l’ho visto insieme a due amici, uno ebreo e uno arabo. Dopo averlo visto, l’amico ebreo ha detto che va contro le forze di difesa israeliane e che le ritrae in maniera negativa, mentre l’amico arabo ha detto esattamente il contrario, che le glorifica e giustifica. Secondo me questo vuol dire che il film è fatto bene!

      Spero tu sia lontana dalle zone colpite dai terremoti!

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      1. Fortunatamente ( e non avrei mai creduto di arrivare a pensarlo, dato che sono posti bellissimi) io vivo nel nord Italia, in una zona che ha un rischio sismico meno elevato.

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  2. Beh Padova è ad un altro livello artisticamente… per darti un’idea, mia madre aveva trovato un libro di viaggio in Italia scritto a fine del 1800 e dove vivo io è descritta come “sperduta valle alpina”, ma ci sono cose belle anche qui intorno, che sono “minori” perché in Italia c’è un patrimonio artistico enorme e poi le montagne non sono male, anche se non sono le Dolomiti.
    Hai imparato l’italiano stando a Padova o hai prima studiato l’italiano e poi sei venuto in Italia?

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    1. Se dovessi scegliere la parte d’Italia che mi piace di più, molto probabilmente sceglierei le montagne (le Dolomiti, per precisione), o magari la Puglia… che è pure stupenda. Per le Alpi intendi tipo Piemonte/Val d’Aosta, quella zona lì? Non ho mai capito dove finiscono le Alpi e dove cominciano le Dolomiti….

      Io l’Italiano ho imparato per la prima volta quattro anni fa. Ho vissuto cinque mesi a Siena, e ho seguito un corso di lingua italiana. Poi ho scelto di continuare a studiarla anche all’università e…. eccomi imparandola ancora!

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      1. Le Dolomiti sono sempre Alpi, sono chiamate cosi per il tipo di roccia che le costituisce in prevalenza. Le Alpi sono tutta al catena montuosa al nord dell’italia al confine con Francia, Svizzera, Austria e Slovenia, poi a seconda dell’ area geografica in cui si trovano le montagne vengono chiamate Alpi Graie, Alpi Cozie, Alpi Pennine, Alpi Retiche etc…Ma a dire la verità è più una convenzione per dare un’idea dell’area geografica, non è una suddivisione precisa. Una volta si studiava alle elementari, non sono sicura si studi ancora e io non ho mai sentito usare queste denominazioni in una conversazione, neppure nei film o nei libri.

        Io vivo in Piemonte. Oh, Siena è bellissima, non ci ho mai vissuto cinque mesi, sono un po’ gelosa 😉

        Ho un amico messicano che, per prendermi in giro, dice che l’italiano è praticamente una lingua morta e che non serve a niente studiarlo… Sappi che verrai usato come evidenza per confutare la sua tesi!

        Buon shabbat!

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